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Vitti ‘na crozza: storia di una canzone

“Vitti ‘na crozza” è un famoso canto popolare siciliano, forse quello che più simboleggia la Sicilia e le sue tradizioni musicali. Un brano orecchiabile, ballabile e “allegro”; ma dietro quelle note si nasconde una storia che in pochi conoscono. Infatti, viene spesso utilizzato come un canto festoso, in assoluta contraddizione e opposizione al significato del testo.

In questo articolo andremo ad analizzare le origini e l’accezione intrinseca del testo, rivolgendo, di riflesso, un delicato pensiero alle vittime dell’attuale coronavirus.

La storia di una canzone

“Vitti ‘na crozza” fu registrata per la prima volta nel 1951 su dischi Cetra dal tenore Michelangelo Verso. La versione originale ebbe sin da subito un notevole successo, ma non contiene il ritornello “lalalalero lalero lallalà”, inserito soltanto in seguito da altri cantanti.

L’autore della melodia è Franco Li Causi, che l’aveva composta per il film di Pietro Germi, “Il cammino della speranza“, nel 1950. Il regista, all’inizio delle riprese del film, incontrò ad Agrigento il Maestro Franco Li Causi al quale chiese di comporre “un motivo allegro-tragico-sentimentale” da inserire nel film. Nessuna delle proposte del Maestro soddisfò il regista, sin quando a Favara (mentre si svolgevano le riprese) un minatore, tale Giuseppe Cibardo Bisaccia, recitò a Germi una poesia popolare, che comincia così: “Vitti ‘na crozza supra nu cannoni, fui curiusu e ci vosi spiari, idda m’arrispunniu cu gran duluri, muriri senza toccu di campani.”

Germi, affascinato dai versi, chiese a Li Causi di musicarli. La canzone entrò di diritto nella colonna sonora del film così da essere conosciuta in breve tempo in tutta Italia. Grazie al film e al disco Cetra inciso da Michelangelo Verso questo “inno” siciliano ottenne una diffusione internazionale.

Testo originale

Vitti na crozza supra nu cannuni
fui curiuso e ci vossi spiare
idda m’arrispunniu cu gran duluri
murivi senza un tocco di campani.

Si nni eru, si nni eru li me anni
si nni eru, si nni eru un sacciu unni
ora ca sugnu vecchio di ottantanni
chiamu la morti i idda m arrispunni.

Cunzatimi, cunzatimi lu me letto
ca di li vermi su manciatu tuttu
si nun lu scuntu cca lume peccatu
lu scuntu allautra vita a chiantu ruttu.

C’e’ nu giardinu ammezu di lu mari
tuttu ntssutu di aranci e ciuri
tutti l’acceddi cci vannu a cantari
puru i sireni cci fannu all’amurio.

Traduzione in italiano

Vidi un teschio sopra un cannone
fui curioso e volli chiedergli
mi rispose con gran dolore 
morire senza rintocco di campane.

Se ne andarono, se ne andarono i miei anni
se ne andarono, se ne andarono e non so dove
ora che sono arrivati a ottant’anni
il vivo chiama e il morto non risponde.

Rifatemi, rifatemi questo letto
poichè dai vermi son divorato tutto
se non riscatto qui il mio peccato
lo pagherò nell’altra vita a sangue rotto.

C’è un giardino in mezzo al mare
Pieno di fiori, di arance e di fiori
Tutti gli uccelli vanno lì a cantare
Anche i pesci vi fanno l’amore.

Interpretazione della parola “cannuni”

“Vitti ‘na crozza” potrebbe essere una ballata formata da tre o più canzoni di cui si sono perse varie componenti. Ma forse si deve proprio a questa possibilità di interpretazioni varie, a questo mistero, se il canto ha subito affascinato. “Vitti ‘na crozza” significa letteralmente “Ho visto un teschio sopra un cannone”. C’è, infatti, molta confusione nell’interpretazione della parola “cannuni”. In seguito a varie ricerche approfondite, è molto interessante analizzarne i due significati.

Primo significato di “cannuni”

Il primo significato lo dobbiamo a Sara Favarò, scrittrice, giornalista e cantante siciliana. E’ poco noto, che nelle miniere siciliane con il termine cannuni si indicava il boccaporto d’ingresso delle miniere. Una “grande bocca” che inghiottiva gli uomini nelle sue viscere e che, talvolta, non li restituiva alla vita, sepolti senza nemmeno “un toccu ‘ri campane”

Il vero significato delle parole ci riporta alla vita nelle miniere di zolfo siciliane caratterizzate da faticosissimo lavoro e sofferenze. Un mondo descritto in modo magistrale da alcuni scrittori siciliani: basti ricordare la celebre novella di Luigi Pirandello “Ciàula scopre la luna“. 

Ragazzi al lavoro in una miniera di zolfo in un dipinto del 1905 di Onofrio Tomaselli. Il dipinto raffigura i “carusi”, ragazzi impiegati nel duro lavoro nelle zolfare siciliane, all’uscita del pozzo minerario. Sono curvi sotto il peso schiacciante dei sacchi di zolfo sulle spalle. Sono emersi dal buio infernale della miniera e camminano in fila accecati da una luce intensa. Il ragazzo sulla sinistra è accasciato per terra, vinto dalla fatica.

Il teschio, protagonista della canzone, è alla disperata ricerca della pace dell’anima, irraggiungibile finché una mano non ne avrà composto i resti mortali, non avrà fatto rintoccare le campane a morte e non sarà celebrata una messa in sua prece.

Fino alla metà del secolo scorso, in Italia, si vietava la rispettosa sepoltura a determinate categorie. Per i minatori che avevano la malasorte di morire, schiacciati sotto terra, non venivano nemmeno suonate le campane a morto. I loro resti non potevano essere recuperati e rimanevano seppelliti nel ventre della terra. Usanza che sarà poi modificata negli ultimi decenni di vita delle miniere. 

Secondo significato di “cannuni”

Nonostante questo primo significato, la maggior parte delle persone ha sempre ritenuto che il famoso ‘cannuni’ fosse il pezzo di artiglieria cilindrico utilizzato per fini bellici, e che la canzone si riferisca ad un tragico evento di guerra. Soprattutto in riferimento ai casi in cui i militi siano rimasti ignoti e non seppelliti. La canzone viene, addirittura, segnalata come un vecchio canto di guerra siciliano cantato dagli insorti di Garibaldi nella spedizione dei Mille, dai fanti siciliani, sul Carso, sul Pasubio, sul Piave.

Il ritornello: “lalalalero lalero lallalà”

Ad ogni modo, che la poesia alluda a fatti di guerra o a disastri minerari, stona parecchio l’assurdo ritornellolalalalero lalero lallalà”. Introdotto tra una strofa e l’altra nei primi anni ’60 trasformando il canto in una delle melodie più “allegre” del folklore siciliano. Ritornello che male si accosta con il profondo significato del testo.

Memorie di una canzone

Riflettendo sugli avvenimenti del passato conservati nel ricordo della tradizione, noi di Sinergie, ritroviamo un nesso con l’attuale emergenza covid-19. Sappiamo bene che nei reparti di terapia intensiva, al di là delle buone volontà, si combatte per la vita contro la morte. Ad oggi, in Italia si contano 30.201 deceduti da coronavirus, 275.000 nel mondo. Purtroppo, i familiari sono lontani, non sono accanto alla persona che amano nel momento della morte, e non possono nemmeno salutarla degnamente. In questa solitudine rimbomba, ancor oggi, la voce del teschio che implora una degna sepoltura e onoranze funebri che possano accompagnarlo nell’aldilà. Siamo in un’emergenza ed è giusto che, anche se con fatica e dolore, tutti si attengano alle direttive che vengono date.

Nonostante ciò, Sinergie vuole invitare tutti i lettori a riflettere su quello che sta succedendo, rivolgendo un pensiero ai defunti e solidarietà alle loro famiglie. La morte, per quanto inevitabile, non è definitiva, e i nostri cari non ci lasceranno mai davvero finché noi potremo mantenere vivo il loro ricordo. Rimarrà sempre insieme a noi il loro amore, più forte del tempo e dello spazio.

14 Commenti

  • Rispondi
    Stefano
    9 Maggio 2020 at 20:06

    Da appassionato di musica mi ha fatto un immenso piacere leggere questo articolo e scoprire questa canzone della tradizione siciliana. Spesso sottovalutiamo la valenza e l’attualità di certi testi, ma in questo articolo sei riuscita a dare una chiave di lettura diversa e vicina ai giorni nostri. Gran bel lavoro complimenti. A presto!

    • Rispondi
      associazionesinergie
      10 Maggio 2020 at 14:41

      Anche per noi è stata una scoperta il significato del testo, proprio per questo abbiamo voluto dedicargli un articolo. Grazie mille Stefano!

      • Rispondi
        Serena valastro
        29 Maggio 2020 at 10:22

        Bellissimo articolo! Un viaggio tra le note di una canzone e una riflessione attuale, complimenti!

  • Rispondi
    Lele
    10 Maggio 2020 at 0:47

    Articolo interessante davvero!

    • Rispondi
      associazionesinergie
      10 Maggio 2020 at 14:35

      Grazie mille!!

  • Rispondi
    Gianluca Caltabiano
    10 Maggio 2020 at 18:07

    Una bella canzone con un profondo significato

    • Rispondi
      associazionesinergie
      10 Maggio 2020 at 19:23

      Grazie mille Gianluca!

  • Rispondi
    Lorena
    11 Maggio 2020 at 17:40

    Non conoscevo questa canzone. Che bella scoperta!

    • Rispondi
      associazionesinergie
      11 Maggio 2020 at 23:05

      Anche per noi è stato affascinate scoprirne il significato, grazie mille Lorena!

  • Rispondi
    Federica
    20 Maggio 2020 at 23:29

    Da amante delle tradizioni siciliane mi ha fatto molto piacere leggere questo articolo, grazie al quale ho scoperto molte curiosità che ignoravo come, ad esempio, i due diversi significati attribuiti alla parola “cannuni”. Molto interessante, complimenti!

    • Rispondi
      associazionesinergie
      29 Maggio 2020 at 12:37

      Grazie mille Federica! E’ stata una piacevole scoperta anche per noi, alla prossima!

  • Rispondi
    Salvo Di Primo
    29 Maggio 2020 at 10:42

    Testi come quello citato nell’articolo risultano poesie, ma contemporaneamente quasi biografia del lettore. Tanti di noi abbiamo sentito quel cannone sparare nel silenzio di una lontananza, che così lontana non era. Grazie per aver dato voce a tanti. Complimenti per il bellissimo articolo.

    • Rispondi
      associazionesinergie
      29 Maggio 2020 at 12:31

      Grazie a te per aver apprezzato il profondo significato di tale testo, alla prossima!

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